Invisibile di Andrea Salustri | La danza dell'intangibile

Per chiudere luglio ho fatto una breve incursione alla Biennale Danza, guidata anche quest'anno dalla direzione artistica di Wayne McGregor, in programma fino al 1° agosto.

Prima dello spettacolo che avevo in programma, ho scelto di visitare la video installazione Venti Festival di Danza – Life Lines, realizzata dall'Archivio Storico della Biennale di Venezia.

L'installazione è un collage di coreografie: una raccolta di immagini e frammenti di spettacoli che ripercorrono vent'anni di Biennale Danza, intrecciando lavori, artisti e linguaggi in un unico flusso visivo.

All'interno dell'Arsenale, in Sala delle Armi E, si entra in uno spazio immerso nel buio, allestito con tre grandi schermi – uno frontale e due laterali – e uno spazio vuoto al centro. Le immagini scorrono simultaneamente su tutte le superfici, avvolgendo lo spettatore e trasformando la visione in un'esperienza immersiva. Non si osserva semplicemente un archivio: si entra dentro una memoria in movimento, attraversando vent'anni di danza che si sovrappongono, si richiamano e dialogano tra loro.

Dopo circa un'ora trascorsa nell'installazione mi sposto verso il Teatro alle Tese dei Soppalchi per assistere a Invisible di Andrea Salustri la scena con Alice Rende, mentre le scultura d’aria sono realizzate in collaborazione con Daniel Wurtzel, luci di Mattia Bonetti, sound design e musica originale di Federico Coderoni.

foto di Cosmin Cirstea

Vincitore del bando nazionale per le nuove coreografie, Salustri debutta al festival con questa nuova creazione. La sua ricerca attraversa arti visive, circo contemporaneo, manipolazione degli oggetti e teatro visivo. Già ospite della Biennale nel 2023 con Materia, spettacolo presentato in ventisei paesi tra Europa e Asia, in Invisible sposta la sua indagine dalla relazione con gli oggetti concreti a quella con l'intangibile.

Invisibile è danzare l'intangibile: luce, acqua, aria.

Può esistere una danza senza il corpo umano che la abita?

Se osserviamo il mondo naturale, ci accorgiamo che tutto è danza. Micro-movimenti, assestamenti, combinazioni di suoni e mutamenti atmosferici fanno sì che la natura sia in costante trasformazione. Il mondo danza senza sosta e noi lo attraversiamo, spesso senza accorgercene.

foto di Cosmin Cirstea

Come afferma lo stesso Salustri:

«L'idea di base da cui parte il mio lavoro è che tutto il reale sia fondamentalmente opaco. Abbiamo un'interpretazione parziale di quello che vediamo a causa dei nostri limiti umani. La mia è una ricerca percettiva che mi porta a guardare quello che ci circonda con meraviglia, ponte infinito che ci permette di ripensare il rapporto che abbiamo con la materia, con gli oggetti, con ciò che è visibile e ciò che è invisibile.»

Lo spettacolo invita a osservare questi fenomeni naturali ricreati sulla scena e amplificati nella loro forza espressiva attraverso microfoni, luci e stroboscopie. L'intervento umano non ha la funzione di imitare la natura, ma di renderne percepibile l'invisibile, rivelandone la potenza e la magnificenza.

Verso il finale, grazie a un sapiente intreccio di scenotecnica, luci e suono, appare una cascata che lentamente si trasforma in un vortice. All'interno di questo tornado d'acqua e d'aria, la presenza di Salustri emerge e scompare in una continua alternanza, fondendosi con il movimento degli elementi. Il corpo del danzatore non domina la scena, ma diventa parte della stessa materia in movimento, fino a rendere indistinguibile il confine tra il gesto umano e la danza della luce, dell'acqua e dell'aria.

foto di Cosmin Cirstea

Un lavoro decisamente innovativo che sposta lo sguardo dall'essere umano agli elementi naturali. Più che mettere in scena la natura, Invisible ci invita a riconoscerla come protagonista, decentrando il corpo umano e lasciando emergere ciò che normalmente resta sullo sfondo: l'incessante danza degli elementi che abitano il mondo.

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