Invisibile di Andrea Salustri | La danza dell'intangibile
Per chiudere luglio ho fatto una breve incursione alla Biennale Danza, guidata anche quest'anno dalla direzione artistica di Wayne McGregor, in programma fino al 1° agosto.
Prima dello spettacolo che avevo in programma, ho scelto di visitare la video installazione Venti Festival di Danza – Life Lines, realizzata dall'Archivio Storico della Biennale di Venezia.
L'installazione è un collage di coreografie: una raccolta di immagini e frammenti di spettacoli che ripercorrono vent'anni di Biennale Danza, intrecciando lavori, artisti e linguaggi in un unico flusso visivo.
All'interno dell'Arsenale, in Sala delle Armi E, si entra in uno spazio immerso nel buio, allestito con tre grandi schermi – uno frontale e due laterali – e uno spazio vuoto al centro. Le immagini scorrono simultaneamente su tutte le superfici, avvolgendo lo spettatore e trasformando la visione in un'esperienza immersiva. Non si osserva semplicemente un archivio: si entra dentro una memoria in movimento, attraversando vent'anni di danza che si sovrappongono, si richiamano e dialogano tra loro.
Dopo circa un'ora trascorsa nell'installazione mi sposto verso il Teatro alle Tese dei Soppalchi per assistere a Invisible di Andrea Salustri la scena con Alice Rende, mentre le scultura d’aria sono realizzate in collaborazione con Daniel Wurtzel, luci di Mattia Bonetti, sound design e musica originale di Federico Coderoni.
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| foto di Cosmin Cirstea |
Invisibile è danzare l'intangibile: luce, acqua, aria.
Può esistere una danza senza il corpo umano che la abita?
Se osserviamo il mondo naturale, ci accorgiamo che tutto è danza. Micro-movimenti, assestamenti, combinazioni di suoni e mutamenti atmosferici fanno sì che la natura sia in costante trasformazione. Il mondo danza senza sosta e noi lo attraversiamo, spesso senza accorgercene.
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| foto di Cosmin Cirstea |
Come afferma lo stesso Salustri:
«L'idea di base da cui parte il mio lavoro è che tutto il reale sia fondamentalmente opaco. Abbiamo un'interpretazione parziale di quello che vediamo a causa dei nostri limiti umani. La mia è una ricerca percettiva che mi porta a guardare quello che ci circonda con meraviglia, ponte infinito che ci permette di ripensare il rapporto che abbiamo con la materia, con gli oggetti, con ciò che è visibile e ciò che è invisibile.»
Lo spettacolo invita a osservare questi fenomeni naturali ricreati sulla scena e amplificati nella loro forza espressiva attraverso microfoni, luci e stroboscopie. L'intervento umano non ha la funzione di imitare la natura, ma di renderne percepibile l'invisibile, rivelandone la potenza e la magnificenza.
Verso il finale, grazie a un sapiente intreccio di scenotecnica, luci e suono, appare una cascata che lentamente si trasforma in un vortice. All'interno di questo tornado d'acqua e d'aria, la presenza di Salustri emerge e scompare in una continua alternanza, fondendosi con il movimento degli elementi. Il corpo del danzatore non domina la scena, ma diventa parte della stessa materia in movimento, fino a rendere indistinguibile il confine tra il gesto umano e la danza della luce, dell'acqua e dell'aria.
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| foto di Cosmin Cirstea |
Un lavoro decisamente innovativo che sposta lo sguardo dall'essere umano agli elementi naturali. Più che mettere in scena la natura, Invisible ci invita a riconoscerla come protagonista, decentrando il corpo umano e lasciando emergere ciò che normalmente resta sullo sfondo: l'incessante danza degli elementi che abitano il mondo.





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