La Moscheta de Il Ruzante


Seduta in platea, al Teatro Carlo Goldoni di Bagnoli di Sopra(Pd), attendo l'inizio dello spettacolo.
La Moscheta de il Ruzante per la regia di Giancarlo Marinelli e con la bravissima Carla Stella nel ruolo della Betia e Aristide Genovese nel ruolo del Ruzante.

Un opera che parla di amore, amore deluso, tradito, consumato.
Una donna che cerca disperatamente di essere amata, dal marito, dall'amante, dall'amico. Un gioco di trappole, prese in giro, tensioni. E l'uomo che inganna, che mette alla prova e che gioca con i sentimenti.
Un Ruzante moderno, che si capisce o quasi.I dialoghi sono serrati e veloci, forse troppo. Una scena semplice ma efficace, dove il legno è padrone del palco e crea "stanze", percorsi dove si inserisce la storia. Un Ruzante gridato con le parole, i dialoghi ma anche con il corpo che trovo protagonista assoluto dell'opera. Un corpo che dice, che nega, che desidera, che si arrabbia, che si rattrista.
Perchè il Ruzante sembra antico, ma in realtà è anche tremendamente contemporaneo.
Basta comprenderlo.

dalle note di regia di Giancarlo Marinelli:
"Ruzante Pulp. Ruzante Marx. Ruzante dalle parte dei padroni. Ruzante dalla parte dei poveri. Ruzante antico. Ruzante moderno. Ruzante che è bello perché non si capisce. Ruzante che annoia perché nessuno lo capisce. Ruzante che è una fede. Ruzante che è un tradimento. Ruzante che se lo metti in scena così com'è, i teatri ti chiudono le porte in faccia. Ruzante che se lo traduci, i critici ti stroncano le gambe.
Cosa può fare dunque un regista dinnanzi alla Trappola e al Mistero Ruzante?
Semplicemente denunziare la sua impotenza a possederlo; dichiarare la sua violenza nel corrergli dietro e, ad un tempo, la sua sgomentante paura di non afferrarlo mai.
Impotenza, possessione, violenza, paura. In un titolo: "La Moscheta". In una parola: le donne."

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