Biennale Teatro. Danza, Musica 2026
Quest'anno la Biennale di Teatro, Danza, Musica, per molti aspetti intreccia la sua programmazione con tematiche e artisti che comunicano e parlano un linguaggio simile. Ritroviamo in carica come direttori artistici: Wlliam Dafoe per il Teatro, Wayne McGregor per la Danza, Caterina Barbieri per la Musica.
Biennale Teatro va in scena dal 7 al 21 giugno con il titolo ALTER NATIVE
L’anno scorso, il programma del festival era concentrata sul corpo, sulla presenza dell’attore e sulla poesia al di là della narrazione. Quest'anno l'idea e' di continuare questa esplorazione, sopratutto sulla relazione tra l'attore e lo spettatore.
La scelta di Dafoe quest'anno si e' orientata verso contesti teatrali diversi da quelli commerciali e istituzionali occidentali perche' e' la mancanza di familiarità che ci permette di riscoprire le origini del teatro e di risvegliare il contatto essenziale tra l’artista e lo spettatore.
Per Dafoe la forza e l’unicità del teatro – la forma d’arte totale – risiedono nella sua immediatezza, nel suo carattere rituale e nell’incontro umano. In questo mondo in cui la verità è messa in discussione, dobbiamo tornare ad attingere la nostra comprensione e il nostro coinvolgimento dalla percezione diretta.
Dice Dafoe:
"Mi manca lo spirito amatoriale, non come mancanza di abilità , bensì come terreno fertile in cui il rischio, l’imperfezione e l’originalità possono respirare. È nelle crepe che risiede l’arte realmente unica, non nella levigatezza."
Volendo scoprire lavori che nascono da un approccio umanistico/comunitario piuttosto che da uno carrieristico/commerciale, hanno deciso di esplorare le comunità in cui il teatro serve a intrattenere, ispirare e infondere un senso di meraviglia e possibilità , il cui intento è radicato nelle proprie tradizioni pur volgendo lo sguardo al futuro.
Il titolo ALTERNATIVE, o più precisamente, ALTER NATIVE. Non esiste un significato preciso, poiché l’etimologia può essere vaga o evocativa. L’idea è quella di pensare ad ALTER come a un cambiamento e NATIVE come alla propria natura.
Oppure ALTER come altro e NATIVE come la cultura di provenienza.
Biennale Danza va in scena con Time Does Not Exist - Il Tempo non esiste
dal 17 luglio > 1 agosto
Facendosi ispirare dagli studi e gli scritti di Carlo Roverelli, sul concetto del tempo e della fisica quantistica, quest'anno il settore danza prova a tracciare nuove modalità ' di vivere il tempo e lo spazio, cercando di sovvertire le consuetudini di cui siamo abituati. Gli artisti della Biennale Danza 2026 sono simili (e al tempo stesso diversi) dai precedenti viaggiatori nel tempo della danza che, ciascuno a proprio modo, esplorano e descrivono attraverso le loro opere molteplici linee temporali, prospettive e realtà . Anziché considerare il tempo come lineare - una sequenza di eventi passati, presenti e futuri - esso può essere visto come non lineare, dove passato e presente si intrecciano, e gli eventi esistono in uno stato di probabilità piuttosto che in sequenze fisse. Questo cambiamento – una caratteristica distintiva di tutta la danza – offre al pubblico molteplici interpretazioni dell’esperienza piuttosto che una prospettiva unica e fissa, cambiando il modo in cui le ‘narrazioni’ vengono intese e quello in cui noi, come spettatori, riceviamo e assimiliamo le opere.
Questo approccio affascinante incarna e riflette i più recenti principi scientifici della sovrapposizione quantistica – l’eccezionale capacità di più cose di occupare lo stesso spazio o di esistere simultaneamente in tutti i possibili stati. Forse inconsapevolmente, coreografi, danzatori e pubblico sono sempre stati segretamente degli esperti in materia.
Questa profonda esplorazione del tempo, o meglio di un tempo che non esiste, presentata alla Biennale Danza 2026 sviscera i temi della memoria, dell’identità e dell’esistenza, incoraggiando il pubblico a riflettere e a percepire il proprio legame con la vita – un invito a cambiare il modo di relazionarsi e di essere.
Biennale Musica in scena con A Child of Sound dal 10 > 24 ottobre
Quest'anno la musica è l’infanzia dello spirito: un’esperienza che riconnette a uno stato primigenio di apertura, vitalità e potenza creatrice. La grazia del bambino che guarda il mondo con lo stupore del primo sguardo, o meglio del primo ascolto, rispettandone il mistero, è la stessa grazia con cui la musica sa disarmarci.
Albore dell’anima, la musica precede la logica del linguaggio e colpisce nella parte più viva, pura e sofferta del sentire. La musica è anche cantare il dolore della nascita, la perdita dell’unità fusionale, per ritrovarla nell’estasi dell’unisono sonoro. Per molti artisti, la musica è uno strumento di purificazione e guarigione fin dall’infanzia: un processo naturale di catarsi, tramite cui trasformare il dolore del mondo in bellezza e proteggere così l’essenza umana. È questo un dono, ma anche un dovere dell’artista: condividere e offrire alla collettività il potere terapeutico e salvifico della musica.
Con questo spirito la programmazione del settore musica e' ricca di proposte che vanno ad attingere da mondi "lontani"oltre oceano, da ritmi tribali e allo stesso tempo elettronici, un programma inedito di prime assolute e lavori site-specific coinvolgendo alcune delle voci più interessanti, innovative e multiformi della musica
contemporanea, al di là di una rigida distinzione di genere, epoca e stile, in linea col percorso di curatela già intrapreso l’anno scorso.
Il programma include molte commissioni originali e opere collettive, che esplorano modalità di ascolto dinamiche e partecipative. ma c'e'anche una riappropriazione del silenzio come prima condizione dell’ascolto, seme da cui germogliano tutte le melodie del possibile.
Il concerto allora è un’occasione unica per fermarsi, ripartire dal silenzio per mettersi in ascolto ed entrare in connessione con sé stessi e con l’altro, lasciandosi disarmare dalla musica.
Un programma decisamente ricco, pieno di riflessioni e spunti per approcciarsi alla vita stessa in modo differente, trovare il proprio punto di vista nel mondo, rinnovare lo sguardo sulle cose "già ' conosciute", ritrovare la bellezza dello stare con se stessi in relazione agli altri.






Commenti