LE SACRE DU PRINTEMPS - Dewey Dell al Teatro Comunale di Ferrara
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Le Sacre Printempes e' un opera musicale di Igor Straviskji dei primi anni del 900, nasce gia' in quei tempi come opera sovversiva, ritmica e fuori dai canoni ordinari. Lo spettacolo dei Dewey Dell riprende questi intenti dell' opera, rispecchiando e, in qualche modo, incarnando i desideri antichi del musicista e di come doveva essere portata in scena.
Inseguivo questo spettacolo da un po di tempo, ad un certo punto sembrava un miraggio, non riuscivo a trovare occasione per poterlo vedere fino a sabato 19 ottobre al Teatro Comunale di Ferrara. un gioiello architettonico incastonato nell'urbanistica della città'. Cosi in una serata piovosa e fredda ho abbracciato la Primavera all'interno del teatro.
Solitamente siamo abituati a pensare alla Primavera come la stagione che ha in se il carico della bellezza per la fioritura e la rinascita, ma allo stesso tempo e' un momento particolarmente cruento per le specie animali e insettivore che si riattivano uscendo dal "guscio"; questo le porta ad imbattendosi in altre creature pronte a nutrisi di loro, in un intreccio continuo e ciclico tra nascita e morte, che pone in risalto il tema centrale del lavoro: il sacrificio. La compagnia Dewey Dell riesce a portare in scena tutta questa cruenta bellezza sostenuta dalla partitura dinamica e ritmica che Igor Stravinsky ha creato.
- [...] L'innovazione straordinaria della musica, la coreografia e l'argomento stesso, basato sul sacrificio di una giovane al giungere della primavera, crearono un enorme scandalo; nonostante le successive schermaglie fra ammiratori entusiasti e acerrimi denigratori, l'opera fu destinata a rimanere una pietra miliare nella letteratura musicale del ventesimo secolo[...] -
La scena si apre dal buio in sala a un lento crepuscolo che piano piano svela allo spettatore l'ambientazione in cui si svolgerà' l'azione. È una tana, forse un cavo nella terra o nella sabbia. Al centro, una rotondità' che trema, sussulta, non si capisce bene cosa sia e lo spettatore affina ancora di piu' la sua attenzione verso la scena per cercare di osservare piu' attentamente. Scivola a poco a poco fuori da questa "bolla" un bruco paffuto che si aggira per la cavità, muovendo il corpo sugli accenti della musica che detta legge e offre chiarissime chiavi di interpretazione agli accadimenti, suggerisce i momenti di calma, ai momenti piu' di pathos.Da questa ouverture in poi molte sono le specie animali, insettivore- ragni, insetti foglia- e alle volte non riconducibili a nessuna specie in particolare - come la strana creatura dal corno dorato e le ali drappeggiate rosse (un papavero?) un ragno nero (forse) gigante, con zampe grosse come tronchi - che animano la scena in un groviglio di azioni rapide e precise. Ad un certo punto subentrano in scena cinque apicoltori intenti a indagare lo spazio in cui si trovano come se stessero cercando e analizzando qualcosa di particolare, a poco a poco anche la loro dimensione umana e unicellulare cambia per uniformarsi in una unica grande massa antropomorfica dalla zampe rotanti e il tronco sinuoso.
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foto tratte da sito Dewey Dell |
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foto tratte da sito Dewey Dell |
Verso la fine subentra un essere dorato informe e leggero che mangia ciò che trova, si fa sempre più alto e agitato come se avesse il fuoco dentro, da lui si sussegue un’ombra (un tessuto nero) che vortica veloce al centro della scena.
Chiude la scena il bruco dell’inizio, mangiucchiando le pareti della caverna a sancire quello che sembra essere a tutti gli effetti un ciclo e l'unica verita' delle cose: vita e morte sono la faccia di una stessa medaglia che ci invita a osservare come tutto e' destinato al mutamento e alla trasformazione.
Contrariamente agli spettacoli di danza, questo ha in se un paio di componenti che non troviamo solitamente e che rende il lavoro particolarmente unico e suggestivo. Il primo e'dettato dai costumi di scena, costumi che non enfatizzano i corpi dei danzatori ma che al contrario li rivestono tanto da coprire le loro "sembianze umane"per dare spazio invece al mondo raccontato vegetale e animale.
Il costume diventa quindi parte integrante del racconto e la sapienza dei danzatori e' di far vivere questi corpi animali dando loro delle caratteristiche ben precise. Come descritto poche righe piu'sopra, sono diversi i personaggi che prendono vita in 50 minuti di lavoro, i cambi di costume sono rapidi come rapida e' la musica che scandisce ogni movimento. E qui ci troviamo di fronte alla seconda particolarità' del lavoro, ossia che la coreutica e' strettamente allineata con le battute e il ritmo della musica. In qualche modo ci permettono di "vedere la musica" che stiamo ascoltando attraverso la partitura dei corpi in movimento.
Questo rispecchia il volere del musicista Strawinski che quando ideo' l'opera aveva in mente proprio un nuovo tipo di danza che doveva far immaginare la potenza della musica e la pesantezza di ritmo, si sarebbe dunque affiancata una realizzazione scenica in cui «dei corpi ammassati, scossi, proiettati in balia dei ritmi, avrebbero costruito uno spettacolo completo di per se stessi, libero da ogni appoggio letterario». La musica da una parte, la realizzazione coreografica dall'altra, dovevano perciò essere «due sistemi ritmici...seguenti ciascuno, secondo i propri mezzi, un oggetto finito e distinto».
Il danzatore dunque e' a disposizione dell'opera, diventa uno strumento, col suo corpo e la sua tecnica per poter creare ogni volta la bellezza de Le Sacre du Printemps.
Le Sacre du Printemps
2023
Musica originale: Igor Stravinskij
Concept e regia: Dewey Dell
Con: Agata Castellucci, Teodora Castellucci, Alberto “Mix” Galluzzi, NastyDen, Francesca Siracusa
Coreografia: Teodora Castellucci
Dramaturg, Disegno luci e scena: Vito Matera
Assistenza alla coreografia e Produzione: Agata Castellucci
Esecuzione musicale registrata: MusicAeterna, diretta da Teodor Currentzis, 2013
Suoni: Demetrio Castellucci
Costumi: Dewey Dell, Guoda Jaruševičiūtė
Realizzazione costumi e oggetti di scena: Carmen Castellucci, Vito Matera, Plastikart studio
Realizzazione scena: Laboratorio scenografia Pesaro di Lidia Trecento
Documentazione video: Eva Castellucci, John Nguyen
Produzione: Dewey Dell
Coproduzione: progetto RING (Festival Aperto – Fondazione I Teatri Reggio Emilia, Bolzano Danza – Fondazione Haydn, FOG Triennale Milano Performing Arts, Torinodanza Festival, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale), Macalester College / Dipartimento di Teatro e Danza, BIT Teatergarasjen
Partner associato: Lavanderia a Vapore – Fondazione Piemonte dal Vivo
Con il sostegno di Regione Emilia-Romagna e di Societas, Teatro Comandini
Si ringrazia: Paolo Barbero, Andrea “Duna” Scardovi
durata: 50′
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